mercoledì, 25 ottobre 2006, ore 21:40

Military Commissions Act

Il "Military Commissions Act" del 2006 (1) rischia di passare nell’opinione pubblica soltanto come una legge che autorizza interrogatori duri. Ho deciso di buttar giù due righe per evidenziare alcuni aspetti preoccupanti di questo provvedimento.
 
Innanzitutto la legge inizia definendo la figura di combattente nemico illegale (unlawful enemy combatant), cioè chi si è impegnato in atti ostili contro gli Stati Uniti o i suoi co-belligeranti, chi intenzionalmente e materialmente sostiene tali ostilità, e chiunque sia definito così da un tribunale competente stabilito sotto l'autorità del presidente o del segretario della difesa. Apoteosi dell'arbitrarietà.

Ma per far capire che non si scherza, è soggetto alle stesse misure di un combattente nemico illegale anche: "ogni persona soggetta a questo capitolo che, rompendo la fedeltà ed il suo dovere nei confronti degli Stati Uniti, aiuta in modo intenzionale e consapevole un nemico degli Stati Uniti, o uno dei cobelligeranti del nemico, sarà punito da una commissione militare sotto le direttive previste da questo capitolo."

Secondo Bruce Ackerman, professore di Legge all'Università di Yale, in un articolo per il Los Angeles Times , ricadrebbero in questa definizione anche cittadini americani perfino se non hanno mai lasciato gli Stati Uniti, basterebbe una donazione ad una qualunque associazione con sede in Medioriente. (2)

Ma a che cosa è soggetto questo combattente nemico illegale?

Innanzitutto, il presunto combattente nemico illegale può esser detenuto a tempo indeterminato senza che gli venga resa nota l'accusa per la quale è detenuto e senza che gli vengano mostrate prove (qualcuno ricorda Kafka?), inoltre il presunto combattente nemico illegale non può in alcun modo contestare la propria detenzione, abolendo così l'Habeas Corpus (sul quale tornerò).

In secondo luogo, si conferisce al Presidente di interpretare il significato e l'applicazione delle convenzioni internazionali, a partire da quella di Ginevra, per autorizzare metodi di interrogatorio più aggressivi se necessario, e al contempo si nega al combattente nemico illegale il diritto di appellarsi alle convenzioni di Ginevra.
In parole povere, possono decire cosa è tortura e cosa non lo è, mentre il torturato non può dire nulla.

Potrebbe bastare per definire questa legge dittatoriale, ma c'è altro.

Il combattente nemico illegale non ha diritto all'assistenza legale.
Il combattente nemico illegale sarà giudicato da un Tribunale Militare Speciale, senza alcun termine ultimo, cioè - come già detto - permettendo una reclusione a tempo indeterminato in attesa di una sentenza.
Inoltre, sarà impossibile appellarsi alle sentenze dei Tribunali Militari Speciali.

Niente male, per chi si è autoassunto il compito di esportare la democrazia.

Ora, mentre da noi in Italia gli USA restano la più grande democrazia del mondo, i cittadini statunitensi cominciano ad allarmarsi (3), nonostante vengano rassicurati anche dal partito democratico.

L'associazione "Statunitensi per la pace e la giustizia" si sta mobilitando in tutto il mondo, la sede italiana ha lanciato un appello in cui
"chiede se il Ministero degli Esteri italiano ha in programma di diramare un avviso per i cittadini italiani che intendono recarsi negli Stati Uniti. Tale avviso dovrebbe spiegare che la nuova legge lascia al presidente decidere, secondo una definizione vaga ed ambigua, chi è un "combattente nemico illegale". Questa definizione comprende non solo chi si è impegnato in atti ostili contro gli Stati Uniti o i suoi co-belligeranti, ma anche chi intenzionalmente e materialmente sostiene tali ostilità. Le prove al riguardo non devono essere rese pubbliche.
L'avviso dovrebbe sottolineare che i cittadini non statunitensi definiti come "combattenti nemici illegali"  potrebbero essere arrestati, anche senza capi d'accusa, e imprigionati a tempo indeterminato. La nuova legge, infatti, elimina il diritto all'habeas corpus, ossia il diritto di contestare i motivi della propria detenzione davanti a un tribunale civile.
"  (4)

Ma sento il bisogno di tornare un momento sull'Habeas Corpus (5). Questo è un principio presente nel diritto inglese fin dal 1300, è passato in tutte le costituzioni occidentali, fino ad approdare alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. E' stato sempre celebrato come il più efficiente sistema di salvaguardia della libertà individuale, è detto anche Great writ (Gran diritto).

E' semplicemente - semplicemente per chi ha avuto la fortuna di vivere finora in democrazia - il diritto di comparire davanti a una corte reale.

Al di là della tragedia democratica che comporta abolire o sospendere questo diritto, va notato che la costituzione USA permette a sospensione (e non l'abolizione) dell'Habeas Corpus solo in caso di invasione o ribellione. Non serve una gran cultura giuridica per vedere l'incostituzionalità di tale atto.

Ma c'è ancora altro: secondo il documento "Strategy for Winning the War on Terror" (6) di settembre 2006, tra gli ambienti che collaborano al terrorismo viene annoverata la controinformazione! In questo momento, scrivendo queste righe, sono diventato un combattente nemico illegale. E  a poco vale il fatto che io fuori dagli  Stati  Uniti,  se  teniamo presente il caso dell'Imam Abu Omar rapito dalla CIA in territorio italiano.

Vi consiglio, a questo punto, di spendere 10 minuti del vostro tempo per ascoltare cos'ha da dire in proposito il giornalista USA Keith Olbermann

 

http://www.youtube.com/watch?v=gmS2MrIn-P0&eurl=

http://youtube.com/watch?v=cEHd-L-KuwA

 

 

(1) La legge può essere consultata su http://thomas.loc.gov/cgi-bin/bdquery/z?d109:S.3930: nella versione definitiva  approvata dal Congresso degli USA e firmata dal Presidente.
Interessante anche il lemma di Wikipedia (EN) http://en.wikipedia.org/wiki/Military_Commissions_Act_of_2006

(2) Los Angeles Times,  http://www.latimes.com/news/opinion/la-oe-ackerman28sep28,0,619852.story?coll=la-opinion-rightrail)

(3) http://www.worldcantwait.net/index.php?option=com_gallery2&Itemid=239

(4) l'intero appello è reperibile su diverse fonti web, ad esempio  http://www.aprileonline.info/294/bush-firma-il-military-commission-act

(5)Lemma di Wikipedia (IT) http://it.wikipedia.org/wiki/Habeas_corpus
Testo (EN) il testo dell'Habeas Corpus Act http://www.constitution.org/eng/habcorpa.htm

(6) http://www.whitehouse.gov/nsc/nsct/2006/sectionV.html

commenti (1)


lunedì, 27 marzo 2006, ore 20:07

Latina, 24 Marzo 2006

È il primo pomeriggio di una giornata stanca e piovosa ma non fredda, ho i vetri aperti per far uscire il fumo delle innumerevoli sigarette. Ho appena finito di bere il canonico caffè e sto per iniziare a studiare, quand'è che sento una sirena avvicinarsi e fermarsi sotto la mia finestra. Mi affaccio incuriosito. È una volante della polizia. Ne scendono due agenti, che si indirizzano verso un uomo, di bassa statura, non giovane, che cammina barcollando. Uno dei due agenti esordisce con un "Ciao!".

L'uomo viene fatto appoggiare, con metodi fermi e un po' bruschi, ma assolutamente appropriati alla situazione, al cofano della mia macchina e viene perquisito.

Dal terzo piano percepisco brandelli di conversazione. Gli chiedono "Hai bevuto?", "Sei rumeno?" e poi "E di dove sei?". Gli viene chiesto dove abita e l'uomo mentre risponde si alza e indica con un braccio la direzione. Viene invitato di nuovo ad accovacciarsi. Gli agenti chiedono all'uomo i documenti e lui porge loro l'intero portafoglio, questi lo rifiutano chiedendogli i soli documenti ma lui risponde che non ce la fa a prenderli, se li sarebbero dovuti prendere da soli da dentro al portafoglio.

Un agente gli chiede come mai ha bevuto così tanto, se ha qualche problema.

Affacciato alla mia finestra accenno un sorriso pensando a questo agente-assistente sociale, mi compiaccio di assistere ad un intervento così pulito mentre appartengono allla cronaca recente gli eventi di Sassuolo. Rimango a guardare la scena più preoccupato della sorte del mio cofano che d'altro.

L'uomo viene fatto salire sulla volante ( e non è superfluo che vi spieghi come: viene aperto lo sportello e l'uomo di sua spontanea volontà sale ) mentre uno dei due agenti si rivolge alla piccola folla riadunatasi, chiedendo chi avesse chiamato la polizia e cosa avesse mai fatto quest'uomo. La tesi dei più è che avesse urinato per strada, qualcuno sostiene che aveva urtato qualche automobile in sosta. Un'astante con tono alto di voce suggerisce che si meriterebbe proprio una lezione.

Trascorsi al massimo due minuti da quando l'uomo è entrato nell'automobile della Polizia, l'agente che discuteva con la folla viene richiamato dal suo collega: "Ammanettiamolo, dai".

I due agenti si avvicinano allo sportello posteriore, lo aprono e tirano fuori di peso l'uomo. Questo comincia a dimenarsi. Uno dei due agenti si mette alle spalle dell'uomo e gli immobilizza le braccia, l'altro di fronte, comincia a colpirlo ripetutamente sul volto. L'uomo s'accascia faccia a terra e l'agente continua a colpirlo ancora una, due, tre volte. Poi smette, e l'altro agente lo ammanetta.

Questa colluttazione dura poco, qualche minuto, e tutto torna alla normalità, l'agente ricomincia a parlare con la gente che ha assistito alla scena senza tradire nessuna emozione, l'uomo intanto è in terra, piange come un bambino.

Dalla mia finestra assisto sbigottito alla scena, sento i colpi sordi dei pugni. Uno degli ultimi pugni, quando l'uomo era già accasciato, produce un rumore ancora più sinistro, come un ramo spezzato.

Mi sento come se avessi ricevuto un pugno allo stomaco – e questa spiacevole sensazione durerà tutta la giornata – sento di dover fare qualcosa, ma mi rendo conto che ormai è tardi. Posso provare a documentare. Prendo la mia reflex e scatto qualche fotografia.

Nel frattempo sopraggiunge una seconda volante, la folla aumenta, una giovane donna arrivata da poco ha l'ardire di chiedere se le manette erano necessarie, se era necessario farlo restare lì in terra sotto la pioggia, e come mai avesse il volto insanguinato, da dove veniva mai tutto quel sangue in terra.

Uno dei due agenti le risponde che mentre lo ammanettavano l'uomo aveva sbattuto la faccia contro l'asfalto. Poco dopo lo stesso agente si rivolgerà all'uomo dicendogli "stai fermo che poi sbatti di nuovo, stai fermo che ti fai male".

Arriva l'autoambulanza. L'uomo viene fatto alzare. Piange ancora, si lamenta, ma è mansueto. Sale sull'autoambulanza insieme ai sanitari e ad un agente. L'autoambulanza parte, così come le due volanti, le persone radunatesi nonostante il maltempo si disperdono, tutto torna alla normalità come niente fosse successo.

Anche la macchia di sangue lentamente scompare sotto la pioggia.


Il giorno dopo, sul giornale locale Latina Oggi, è uscito un trafiletto (vedi sotto). Riporta che l'uomo si è fatto male da solo. Ho dunque appreso dal giornale che ho le allucinazioni.


Clicka sulle foto per ingrandirle
 


Le mie domande:

Non so cosa mai possa aver fatto quell' uomo nei pochi (uno due al massimo) minuti che è stato all'interno della volante.

È stato letteralmente buttato già dalla macchina. Forse questo era necessario?

Quando ha cominciato a dimenarsi, uno dei due agenti prontamente gli ha afferrato le braccia e portate dietro la schiena. Non che si trattasse di una operazione difficile, l'uomo a mala pena si reggeva in piedi. Non ha mai tentato, non ha mai potuto tentare, di colpire i due poliziotti.

Era necessario dargli dei pugni in faccia? Era necessario dargli numerosi pugni in faccia? Era necessario colpirlo anche una volta che era cascato in terra?

Quello del poliziotto non è un mestiere facile, ne sono consapevole. Le situazioni in cui operano i poliziotti non sono facili e possono precipitare da un momento all'altro. Non voglio negare che ci siano situazioni in cui l'uso della forza è indispensabile e imprescindibile. So anche che nessuno vuol tornare a casa con i lividi dal lavoro.

Ma esiste, o dovrebbe esistere, un limite oltre il quale non si dovrebbe andare. Mai.

Un limite che, pare, sia invece normalmente, abitudinariamente, superato.

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